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Berlusconi e Calabrò: i becchini di Internet e dei diritti civili


L'eterna lotta fra chi parteggia per la tutela del copyright e chi per la libertà di pensiero e d'azione sul web sembra essere arrivata a un punto cruciale: in Italia ha vinto la dittatura che con un colpo da maestro, anzi da Cavaliere, ha segnato la fine dei diritti umani su Internet.  

Il 6 luglio la censura arriverà subdola e in sordina su tutta la Rete italiana per tutelare gli interessi di Mediaset e proteggere i diritti d'autore. 

In sostanza la delibera di Agcom farà in modo che tutti i contenuti sul web accusati di pirateria saranno obbligatoriamente oscurati alla prima segnalazione (da parte degli utenti ma più probabilmente dall'industria del copyright) e senza possibilità di replica. Nessun processo, nessun giudice, nessun'altra scappatoia saranno possibili per i provider e per gli autori che violano le leggi sul diritto d'autore. 

L'unico spiraglio di democrazia apparente si intravede per i gestori del sito nel quale verrà ospitato il contenuto incriminato che, almeno in linea teorica, potranno scegliere se oscurare il contenuto o meno motivandone però la scelta. 

Non è servita a nulla la piccola rivolta attuata dal popolo del web, dai blogger e dai cittadini italiani. Una rivolta che non ha gridato abbastanza ma perché non ne ha avuto il tempo: la delibera è stata impacchettata in fretta e furia proprio per evitare le polemiche, e ormai mancano solo 5 giorni alla probabile morte di Internet. 

Calabrò, presidente di Agcom, zoppica nel dibattito con le associazioni che si sono opposte alla delibera e dà risposte vaghe come riporta Luca Nicotra, presidente di Agorà Digitale 

"Per esempio: abbiamo detto a Calabrò che i provider Internet avranno grosse spese per rimuovere i contenuti dal web e lui ci ha risposto che non lo sapeva, che non gliel'avevano detto.

La decisione arriva dalla destra italiana e in particolare da Berlusconi ma credo che chiunque abbia un briciolo di cervello capirà da solo che indipendentemente dall'orientamento politico, tutto ciò rappresenti una devastazione dei diritti di tutti i cittadini, come spiega Marco Calamari di Punto Informatico

Se leggete startup.wikli.it dal primo numero saprete che solitamente non prendiamo posizioni di questo tipo e non ci uniamo mai al coro insieme alla folla, ma in questo caso ci sembra doveroso divulgare una notizia che è trapelata appena, senza l'appoggio sonoro di nessun media ufficiale come TV, radio o stampa. 

Questa è l'ultima possibilità che abbiamo di opporci con tutti noi stessi a una delibera che metterà la parola FINE al concetto stesso di web, e in secondo luogo ai diritti civili delle persone, online e offline. 

Per restare in tema con il digest che state leggendo è ovvio che se il 6 luglio la dittatura di Calabrò e Mediaset dovesse davvero essere applicata il futuro dell'intero web italiano cambierà per sempre andando ad investire e in un certo senso a complicare la vita di startup, siti, blog e community. 

Attacchi hacker verso Agcom sono già partiti, come quello sferrato da Hacker Anonymus, ma è necessario che tutti ci mobilitiamo per bloccare una vera e propria manovra che per tutelare i diritti sul copyright viola immediatamente il diritto di "avere una Rete libera e imparziale". 

Postiamo sui nostri blog, condividiamo la notizia, usiamo facebook, twitter e tutti gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione prima che sia troppo tardi e che il bavaglio di Mediaset ci tappi la bocca per sempre.

Questo è solo un piccolo assaggio di Wikli.
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Il nome originale di Google era Backrub. Lo chiamarono così perchè l'algoritmo ordinava le pagina in funzione del numero di "Back link" che aveva ogni pagina. 




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