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Color, la bolla e i 41 milioni di dollari raccolti pre lancio

Questa settimana non potevamo che fare una riflessione su Color, l'applicazione per iPhone che ha appena chiuso un round di finanziamento da 41 milioni di dollari senza avere ancora un minimo di trazione. 

L'operazione ha scatenato una valanga di articoli e post che inneggiano a una nuova bolla finanziaria e che criticano duramente l'operazione. Qualche riflessione per stroncare le prime frettolose impressioni di chi ne ha parlato e per dare un punto di vista diverso, è sicuramente dovuta. 

Color, per chi fosse rimasto a secco di notizie, è un'applicazione mobile - al momento iOS e Android - che ribalta il concetto di relazione personale sui social network. Si passa dalle connessioni personali come in Facebook, a contatti che dipendono dalla prossimità geografica e dal tempo.

Se ad esempio vi trovate a un matrimonio già abbastanza ubriachi da perdere ogni freno inibitorio Color potrebbe rallegrare anche la più noiosa delle cerimonie purché attorno a voi ci sia qualche altro geek iPhone dotato. Tutte le foto scattate dalla medesima location possono essere racchiuse nello stesso contenitore e visualizzate da tutti i presenti anche se non si conoscono e non sono in nessun modo collegati attraverso questo o altri social network.

Pur essendo un concetto apparentemente semplice è allo stesso tempo anche decisamente rivoluzionario se osserviamo in profondità i confini delle connessioni e delle amicizie che vengono qui valicati in modo intelligente.

Tutto ciò diventa ancor più interessante quando, come in questo caso, è unito al concetto di social network elastico o implicito, ossia a una community basata su un meccanismo di amicizie che varia a seconda di diversi fattori. Quante volte ci rechiamo in un determinato luogo, quante volte interagiamo con determinate persone, in quali ore siamo presenti possono essere tutte variabili che modificano la rete di contatti e quindi la dinamica del grafo sociale del social network. 

Sul tema si è scervellato anche Mark Zuckerberg che da anni è alla ricerca d'implementare a sua volta un meccanismo del genere senza però riuscirci. Eppure di tentativi ne ha fatti a bizzeffe, come ad esempio le liste di amici più volte modificate senza grande soddisfazione degli utenti e probabilmente nemmeno sua. 

Per chiarirvi meglio le idee sul concetto di social network elastico vi consiglio la lettura dell'interessante presentazione di Paul Adams. 

Passiamo ora alla tecnologia che seppur nella prima realizzazione ha destato fortissimi dubbi (giustificati) sull'usabilità dell'applicazione, nasconde nel suo cuore un'innovazione molto importante. Color non utilizza solamente il sensore GPS per geolocalizzare gli utenti ma un misto di rilevazioni derivanti da Bluetooth, livelli di rumore, luce dell'ambiente, segnale GSM e direzione del telefono. Una tecnologia protetta da ben 6 brevetti che permette all'applicazione di essere molto più puntuale e di poter distinguere con precisione gruppi di persone come ad esempio i tifosi della curva nord da quelli della curva sud all'interno dello stesso stadio. 

Infine analizziamo il team. A capo di Color c'è Bill Nguyen, co-fondatore di Lala (il servizio online di streaming musicale venduto nel 2009 ad Apple per 70 milioni di dollari) e prima ancora di Onebox (venduta a 850 milioni di dollari a Phone.com), un personaggio che viene dato come visionario pur se con qualche difficoltà nella socializzazione (motivo che potrebbe averlo spinto a fondare Color ;-). 
Questa figura già interessante di per sé è affiancata dall'ex capo del prodotto dati di LinkedIn DJ Patil e da Peter Pham, VP di Photobucket (venduta a NewsCorp per 300 milioni di dollari). 

Non è quindi un caso che la startup sia stata notata da Sequoia, il VC fresco fresco di 1.35 miliardi di dollari di raccolta. Rimasto fuori dai recenti deal caldi tra cui Picplz, Instagram e Path questa volta non si è fatto sfuggire l'opportunità di legarsi al progetto e lo ha fatto con entusiasmo dichiarando "Once or twice a decade a company emerges from Silicon Valley that can change everything. Color is one of those companies." e poi anche "Not since Google have we seen this". 

In conclusione: acerbo o no il prodotto è molto valido anche senza alcun dato di trazione iniziale. Tecnologia + visione + team stellare in questo caso bastano e avanzano e per il momento forse non penso sia il caso di chiamarla bolla.

Approfondimenti: 

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In Italia intanto

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  • MopApp, il servizio web per monitorare le vendite delle app sui diversi appstore, integra ora anche la reportistica di Admob.
  • Presentato a Milano qualche giorno fa il Premio Marzotto, 50k euro in palio (in servizi, non cash) per la miglior idea imprenditoriale hi-tech.
  • E' partita la Job Board del gruppo Facebook Italian Startup Scene, pochi giorni di attività e già una manciata di proposte di lavoro online.
  • Il 7 aprile in Bocconi a Milano dalle 17 alle 20 si terrà l'evento “Venture Capital and Entrepreneurship: current opportunities and challenges” con la possibilità per alcune startup di presentare il loro pitch di fronte a diversi VC.


Link brevi

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  • Una curiosa sfida tra bot e umani per raggiungere 500 follower su Twitter.
  • Quando un VC o un Angel vi chiedono più del 20% delle quote fategli leggere questo splendido post di Fred Wilson "And you don't need to own 20%+ of a company to do that [ndr ritorno dell'investimento]. I have 21 years of venture capital investment data to prove it."
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  • Mint e la strategia per trovare i primi 20k utenti prima del lancio del sito
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Questa settimana investirei in..

Crittericism risolve un problema comune a tutti gli sviluppatori di applicazioni iPhone: individua in modo rapido i bug delle proprie applicazioni che portano spesso a voti pessimi nell'AppStore. 

Una soluzione semplice e molto efficace che prevede una libreria da inserire nella propria app per loggare in tempo reale i bug riscontrati dagli utenti. Crittericism è uscita qualche giorno fa da AngelPad, l'incubatore fondato da un team di ex-Googlers. A parte avere un sito impresentabile è già utilizzata da diversi top publisher.


Forse non tutti sanno che

Cisco fu finanziata da Sequoia dopo essere stata rifiutata per ben 76 volte da VC e investitori. [Fonte]



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