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e-G8 Forum: un momento d'incontro o di scontro fra i guru del web e della politica?


Questa settimana Parigi si è trasformata in una piccola Silicon Valley per un paio di giorni. Le strade della Ville Lumière, oltre ad essere calpestate come sempre da centinaia di turisti, hanno ospitato circa 800 pezzi grossi del settore high-tech tutti in marcia verso l'e-G8 Forum. Jimmy Wales di Wikipedia, Mark Zuckerberg, Eric Shmidt, Yuri Milner, Jeff Bezos e molti altri gotha del web si sono riuniti insieme ai capi di Stato di tutto il mondo per discutere d'innovazione, di net-neutrality e dell'evoluzione (oltre che rivoluzione) economica avvenuta grazie a Internet. 

Perché proprio adesso? 

Da che il web è nato e ancor di più da che i social media come Facebook e Twitter hanno preso piede, la velocità di profusione delle notizie è diventata impressionante ma la cosa più strabiliante è il peso che la gente stessa ha acquisito influenzando il mondo politico moderno, come abbiamo visto di recente con le vicende avvenute in Nord Africa  e in Medio Oriente. Internet, non è dunque più solo un mezzo dove acquisire più velocemente le informazioni ma bensì un luogo per cambiare il mondo tutti insieme, indipendentemente dal lavoro che si svolge e dall'abito che si indossa. 

Se ne sono accorti tutti e se da un lato c'è chi gioisce, dall'altro ci sono potenze internazionali come la Cina e l'Iran talmente spaventate dal fenomeno che stanno continuando a combatterlo in ogni modo attraverso lotte impari che, come tutti sappiamo, hanno persino limitato l'accesso alla Rete al proprio popolo per cucirgli la bocca. Sul tema si è dilungato il Dr. Clay Shirky con un interessante articolo comparso sul numero di febbraio del magazine "Public Affairs" nel quale il professore della NYU, cita numerosi esempi in cui il web è stato di grande aiuto per le popolazioni coinvolte in spinose questioni politiche, a partire dall'impeachment del presidente filippino Joseph Estrada avvenuto nel 2001. 

Il 2011 è stato anche l'anno di Wikileaks, un altro eclatante caso che ha fatto tremare le autorità con una conversazione online e offline vivacissima che ha contribuito al tentativo di avvicinamento fra i capi di governo e i maghi dell'innovazione. 

Il Forum e-G8  nasce dunque da questo contesto in un momento in cui la Rete ha un'importanza indiscussa come è stato dimostrato anche all'interno della due giorni; nonostante l'organizzazione di Publicis e del Presidente francese Nicholas Sarkozy fosse orientata verso una audience politica, gli speaker sono stati per la maggior parte i rappresentanti dei grandi colossi mondiali e quindi dell'immensa Rete. 

Sarko, sguisciato via dalle polemiche degli ultimi anni sulla legge Hadopi  contro la pirateria digitale per tutelare i diritti d'autore, si è presto immerso in un dibattito con gli altri esponenti politici dei diversi Paesi e con i gotha del web per trovare il modo d'implementare una regolamentazione legata a Internet. Obiettivo ambizioso e probabilmente interessante per i rappresentanti politici ma che però non è affatto piaciuto ai partigiani della net-neutrality: non hanno perso l'occasione di sollevare le dovute critiche e le secche dichiarazioni di Lawrence Lessig (Creative Commons)  e Jeff Jarvis hanno puntato il dito contro il Forum affermando che questo è solo un tentativo per i governi poco tech del G8 di mettersi in mostra e di farsi amica la Rete sfruttando l'immagine dei guru del settore. 

Più neutrali invece le posizioni di Besos, Schimdt, Zuckerberg e di altri nomi pesanti della Rete che non si sono sbilanciati con alcun commento particolare forte. 

Piuttosto che dilungarmi sui benefici che l'immagine pubblica di Sarkozy può aver tratto per aver organizzato un tale evento e su quanto l'e-G8 sia stato importante a livello di networking per gli oltre 800 partecipanti, a questo punto preferisco ricordare una frase di Eric Schimdt: 

"Prima di decidere per una regolamentazione governativa chiediamoci se c'è una qualche soluzione tecnologica. In questo caso ci muoveremmo in modo molto più rapido rispetto a qualsiasi mossa di governo.

Sagge parole che fanno bene da cornice al bellissimo documento indirizzato al G8 nel quale myGengo ha raccolto le dichiarazioni di tanti innovatori tra cui Paul Papadimitriou (sostenitore della banda larga come diritto fondamentale già andata in porto in Finlandia nel 2009 e in Ecuador nel 2008), Steve Blank e Dave McClure in difesa di un'innovazione incoraggiata e regolamentata da leggi che non penalizzino le persone in caso di fallimento. Al coro aggiungo anche la voce di Francine Hardway in lotta per avere una maggiore flessibilità nelle leggi per l'immigrazione e tutto a un tratto mi sento parte di un mondo che quasi quasi inizia a piacermi. 

Bonus link: il documento di myGengo indirizzato al G8.

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Forse non tutti sanno che

Reid Hoffman, il fondatore di Linkedin di cui tanto si è parlato nell'ultimo periodo per la IPO da quasi 9 miliardi di dollari, era combattuto da altre idee di business oltre al professional social network che gli avrebbe poi dato successo. 

Le altre iniziative a cui stava iniziando a lavorare erano una time capsule per archiviare a vita le informazioni digitali, un social network legato al mondo del cinema e un sito sullo stile di hot-or-not. Tutti progetti abbandonati poi lavorare al futuro Linkedin.



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