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Google Drive porterà alla morte di un intero settore?


Era il 2006 quando si iniziarono a sentire i primi gossip sul possibile lancio, da parte del colosso di Mountain View, di una soluzione per il backup personale nella cloud (il famoso GDrive). 

All'epoca DropBox non era ancora stata fondata - lo sarebbe stata solo nel 2007 - MobileMe e iCloud erano solo idee nel cassetto, SkyDrive di Microsoft era lontana anni dal lancio e l’unica soluzione già sul mercato era Box

Sono passati sei anni e finalmente Google Drive è tra di noi, non senza qualche ritardo. Nel frattempo Dropbox ha convinto 50 milioni di utenti, di cui il 10% è pagante, Box viene utilizzato dall’80% delle aziende Fortune500, iCloud ha una base di oltre 100 milioni di utenti e l’italiana Memopal ha una strategia B2B che inizia a dare segnali positivi. 

Un mercato ben affollato e con soluzioni per tutti i gusti dove non è così facile capire se ci sarà spazio anche per la grande G. 

A prima vista Google Drive sembra un perfetto clone di dropbox. Si installa il client per PC o MAC e viene creata una cartella sul desktop che rimarrà perennemente sincronizzata con lo spazio nella cloud offerto da Google. Niente di più di quanto siamo abituati a fare da anni con Dropbox. 

Le differenze sul lungo periodo si possono però intuire andando a spulciare i termini di servizio dove Google, senza grandi problemi, scrive: 

“When you upload or otherwise submit content to our Services, you give Google (and those we work with) a worldwide licence to use, host, store, reproduce, modify, create derivative works (such as those resulting from translations, adaptations or other changes that we make so that your content works better with our Services), communicate, publish, publicly perform, publicly display and distribute such content.” 

Una libertà nelle policy di servizio che gli altri attori del mercato non osano prendersi e che potrebbe lasciare una porta aperta per Google per utilizzare i documenti caricati dagli utenti in mille modi diversi. Data mining sui testi caricati? Traduzioni automatiche dei documenti? Integrazione ancora più spinta dell’attuale con l’ecosistema delle Google Apps? 

Non c’è sicuramente da stupirsi troppo di quello che la grande G potrà fare con i nostri dati se già ora Google Drive permette di caricare un’immagine, ad esempio di una copertina di un libro, e grazie alle magie di Google Goggles questa immagine è immediatamente ricercabile con il titolo e l’autore. 

Resta quindi da capire se la potenza di fuoco del gigante di Mountain View sarà sufficiente per scalzare dal mercato le diverse soluzioni che hanno già accumulato montagne di utenti fedeli. 

Certo è che in questo caso, i sei anni di ritardo nel lancio, non possono che aver aiutato Google a capire meglio il mercato e, come dice Peter Thiel, ad avere il vantaggio dell’ultimo arrivato

E come sempre sono graditi i vostri commenti su Twitter (@magno).

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