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startup, web, acquisizioni e venture capital

I re dei cloni sul web non sono cinesi ma tedeschi


E’ il 1996. Tre fratelli tedeschi volano negli Stati Uniti per capire meglio le caratteristiche vincenti delle startup d’oltreoceano. Girano per la Silicon Valley, intervistano decine di aziende, respirano il clima e le abitudini della zona, pubblicano la loro tesi di laurea sull’ecosistema delle startup in California, lavorano per qualche mese in aziende californiane e qualche mese dopo tornano in patria. 

Passano poche settimane e i fratelli mandano una mail al management di Ebay, appena quotata al Nasdaq, proponendosi di aprire la sede tedesca del sito di aste americano. Non ricevendo risposta decidono di copiare Ebay lanciando Alando, il loro primo dei loro cloni che solo tre mesi dopo venderanno per oltre quaranta milioni di dollari proprio al colosso americano. 

Saltiamo in avanti di quindici anni e i tre fratelli Samwer non hanno cambiato le loro cattive abitudini, hanno solo trovato il modo di affinare il processo in un’industria ben organizzata, in parte militarizzata e con una capacità di replicare startup web di successo da far invidia ai clonatori di Shenzen in Cina. 

Siamo al 2012, di aziende clonate ne hanno fatte una valanga e di soldi ancora di più. L’ultima operazione di dimensioni considerevoli che hanno portato a termine è stato Citydeal il clone tedesco di Groupon. Stesso modello di business, design con somiglianze imbarazzanti e uguali logiche di acquisizione del traffico. Passano pochi mesi dal lancio di Citydeal e Groupon si fa avanti comprando il loro nuovo copycat con la bellezza del 10% di azioni (ai valori attuali quasi 1 miliardo di dollari). 

Ma l’elenco dei copycat che hanno portato moneta fresca nelle casse dei tre fratelli non si ferma di certo al primo e all’ultimo caso, in mezzo ci sono altre startup lanciate su ispirazione dei modelli di successo americano e vendute in breve tempo come: 
  • eDarling - venduta a eHarmony in cambio del 30% di quote della stessa 
  • Cember.net - venduta a Xing per 6.4 milioni 
  • GratisPay - venduta a SponsorPay 
  • MyVideo - venduta per 27 milioni di dollari a ProSieben 
Se le exit non si contano più su una sola mano di certo ci vuole un pallottoliere per tenere la conta di quanti cloni hanno lanciato sul mercato. I casi più discussi e in alcuni casi veramente vergognosi sono gli ultimi lanciati come Pinspire (Pinterest), Glossybox (BirchBox), Wimdu (AirBnb), Zalando (Zappos), Plinga (Zynga) e Bamarang (Fab)

Ovvio che una spudoratezza così spinta non ha lasciato zitti i fondatori delle società originali che, come nel caso del fondatore di Fab.com e di AirBnb, si sono fatti giustamente sentire gridando allo scandalo. 

Ma perchè gridare allo scandalo se proprio uno dei più grandi innovatori di questo secolo, Steve Jobs, prese spunto e in parte copiò tecnologie viste nei laboratori di Xerox per creare l’interfaccia utente del Macintosh? Per non parlare dell’iPod che secondo Creative copiava il sistema di menu dal lettore Zen; ma possiamo citare anche Google che si ispirò al modello di search di Altavista così come Facebook si ispirò in parte a Friendster da cui comprò poi diversi brevetti

E come questi esempi ci sono altre migliaia di casi simili nei quali non possiamo certo includere i cloni lanciati dai fratelli Samwer che oltre a copiare pedissequamente il modello di business, il design e le strategie di espansione, sono anche noti per i loro metodi militari nella gestione delle imprese. 

Solo qualche mese fa, per il lancio del clone di Fab.com, Oliver Samwer mandò un messaggio email ai suoi collaboratori nel quale si raccomandava di firmare con il sangue il piano di sviluppo e dove faceva riferimenti espliciti alle tecniche tedesche di guerra leggera in uso durante la prima guerra mondiale (Blitzkrieg). 

Una questione veramente triste e raccapricciante se non fosse che proprio loro, i re dei cloni, stanno ultimamente subendo gli effetti del loro stesso sistema grazie alla fuoriuscita di alcuni manager di Rocket Internet  (la società entro la quale nascono tutti i progetti di clonazione) che si sono lanciati sul mercato con Oryx-Project, un clone spudorato di Rocket Internet. La farsa arriva poi con l’annuncio di qualche giorno fa della partenza del “copycat startup accelerator” un incubatore fondato sui principi di clonazione tanto cari ai fratelli Samwer. 

La guerra dei cloni non si ferma certo qui visto che Rocket Internet è da poco sbarcata in Italia e ha già lanciato la versione locale di glossybox. 

Ne vedremo delle belle.

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