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Il 3D non è più solo al cinema


Sono a casa sfinito dal lavoro e mi accorgo che proprio domani è il compleanno della mia ragazza ma non ho ancora pensato a nulla. Vado sul sito di Tiffany, scorro il catalogo e in due secondi trovo un anello che mi piace. Clicco su compra, scelgo di scaricare online il modello e qualche minuto dopo lo mando in pasto alla mia stampante 3D. 
Sono passati solo cinque minuti: ho un anello Tiffany nelle mie mani e nessun incubo da spedizioniere che tarderà la consegna. L’unico problema è che devo costruire la preziosa scatolina azzurra.

Passano pochi giorni e ai miei bambini vengono consegnate le pagelle, per una volta sono buone e si meritano un premio. Vado sul sito della LEGO e scarico il file tridimensionale del nuovo castello di Harry Potter. Mezz’ora dopo la stampante 3D ha prodotto i 200 mattoncini colorati. Li impacchetto, stampo le istruzioni di montaggio e sono pronto per far felici i figli.

Non vi sto raccontando il sogno di stanotte, bensì il futuro prossimo. Gli elementi ci sono praticamente tutti: la tecnologia è quasi pronta, nei prossimi anni i prezzi dell’hardware si abbasseranno molto velocemente e la qualità di produzione delle stampanti 3D aumenterà progressivamente.

La possibilità di creare velocemente prototipi di prodotti non è di certo una novità. Aziende avanzate come le scuderie di Formula 1 e l’industria aerospaziale ne fanno uso dagli anni 80, mentre per la massa i costi eccessivamente elevati non ne hanno ancora permesso la divulgazione.

Le cose però stanno cambiando rapidamente. Solo negli ultimi mesi ci sono state almeno tre aziende produttrici di stampanti di oggetti tridimensionali che hanno ricevuto finanziamenti da Venture Capital o hanno raccolto i fondi in crowdfunding. Tra queste bisogna ricordare Makerbot,  l’azienda che pochi mesi fa ha aperto il mercato a livello consumer e che ha ricevuto finanziamenti per 10 milioni di dollari, Printrbot che con Kickstarter ha raccolto 830k $ da 1.800 persone, Formlabs che ha chiuso un round seed da 500k $ e, solo qualche giorno fa, Makibox che ha racimolato 200k $ sempre in crowdfunding.

Oltre a queste aziende esiste una prototipatrice rapida casalinga che ha smosso pesantemente il mercato e ha creato non poco clamore. Si tratta di RepRap, l’incredibile stampante 3D OpenSource capace di replicarsi. Oltre il 50% dei pezzi che la compongono possono essere riprodotti dalla macchina stessa mentre i componenti restanti si possono facilmente trovare in commercio. Questo approcio libero e avvenieristico ha permesso alla RepRap di diffondersi molto rapidamente. La prima creatura dell’inventore Adrian Bowyer ne ha riprodotte circa 300 che a loro volta sono state usate per riprodursi ulteriormente. Sul mercato ci sono attualmente oltre 20.000 RepRep ma il numero è in forte crescita.

Allargando il campo si capisce che i fondi degli investitori non si stanno spalmando solo sulle poche aziende che producono hardware, ma anche sul tessuto di contorno che - se il mercato decollerà - ne potrà beneficiare. Due esempi concreti sono Shapeways e Tinkercad: con una raccolta fondi rispettivamente di 5 e 1 milione di dollari, sono due startup attive nel settore già capaci di offrire un software online per disegnare in tre dimensioni e un marketplace per modelli e prodotti finiti in 3D.

Facendo un rapido giro su Kickstarter risulta poi chiaro che una buona idea per un prodotto fisico non è più limitata dagli alti costi di startup per la produzione degli stampi e delle catene di montaggio. Infatti l’accessibilità delle macchine di prototipazione rapida e il miglioramento rapidissimo della qualità di stampa, negli ultimi tempi hanno permesso a diverse iniziative di partire senza necessità d’investire pesantemente in impianti industriali fatti su misura. E’ così che è potuto nascere Gilf, un semplice cavalletto per iPhone lanciato proprio su Kickstarter e prototipato su Shapeways con una raccolta di finanziamento pari a 137k $ e oltre 5.000 ordini in poche settimane.

Insieme alle stampanti 3D sono esplose anche le molte iniziative partite negli ultimi anni, legate a doppio filo alla stessa tecnologia che permette loro di esistere. Ce n’è per tutti i gusti: si parte da Makielab, una startup inglese che a breve produrrà bambole personalizzate che faranno impazzire le bambine di mezzo mondo, e si arriva a Bespoke che grazie alla stampa 3D produce già da tempo protesi umane su misura, passando per Freedomofcreation che produce arredi per hotel personalizzati e per LGM che usa la prototipazione rapida per i plastici di edifici.

In tutto ciò c’è solo un’ombra che abbassa leggermente l’entusiasmo nascente: nonappena questa tecnologia sarà diffusa alla massa sarà necessario regolamentare i diritti d’autore legati ai modelli da replicare in 3D. D’altronde, come è già successo con la musica digitale, gli e-book e i video con i DRM, non potrà sicuramente esserci un mercato libero per la stampa di oggetti tridimensionali.

Chi ha uno spirito piratesco farà bene a godersi questo momento d’oro in cui clonare un oggetto di design come una teiera della Alessi o una minifigure simil LEGO  è ancora semplice. I ragazzi di PirateBay (e chi se no?) ci avevano pensato prima di essere messi al bando e un paio di mesi fa avevano lanciato una libreria di oggetti 3D, ora non più accessibile. 

Un peccato? Non per quei designer che si sono spremuti le meningi per ideare gli oggetti un tempo unici ora pronti per essere clonati da chiunque.

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