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startup, web, acquisizioni e venture capital

In una startup non sempre c’è bisogno di soldi


JobRapido è stata acquista da DailyMail e ne approfitto subito per fare i miei complimenti a Vito per la bellissima exit. Quello che però mi ha stuzzicato il cervello negli ultimi giorni è stato fermarmi a riflettere su uno dei miei pensieri ricorrenti; l’avviamento di un’attività senza far ricorso a fondi esterni raccolti da Venture Capital. 

Una deformazione mentale degli imprenditori delle nuove generazioni, soprattutto italiani, fa sì che appena si partorisce un’idea e la si mette su carta, l’obiettivo finale sia andare da un investitore Angel o da un Venture Capital per cercare capitali. Quattro slide in croce, nemmeno uno straccio di prodotto in beta e così inizia il giro tra i pochi fondi attivi nel Paese, almeno nel digitale. 

Un approccio sicuramente valido anni fa, quando le tecnologie e i tempi necessari la costruzione e la validazione di un prototipo sul mercato erano lunghissimi e necessitavano di capitali importanti. Non esistevano le modalità di sviluppo agili, il customer development era un’utopia, le infrastrutture tecnologiche erano costosissime, non c’era la possibilità di appoggiarsi al cloud computing, i sistemi operativi e i software per i server avevano costi per le licenze molto alti (ora c’è l’opensource che salva tutti) e non esistevano i sistemi di distribuzione e i meccanismi di marketing a basso costo cui ci si può appoggiare ora (AppStore, Facebook, campagne di marketing a performance). 

Se l’ecosistema in cui viviamo tutti i giorni è cambiato, non si può dire la stessa cosa per le nuove iniziative imprenditoriali che si affacciano sul mercato. Sarà perchè in Italia ancora non è chiaro che - visto il panorama critico per le future exit - è meglio concentrarsi su iniziative imprenditoriali sostenibili già dai primi giorni. Non è infatti un caso che diversi fondi di MicroVC americani ma anche europei tra cui 500Startups e Kima Ventures, si stanno orientando sempre più sugli investimenti in startup attive nell’e-commerce e nel Saas e sempre meno in mirabolanti social network senza valide linee di ricavi. 

Ci sono comunque casi eclatanti di startup che sono riuscite a costruire aziende solide e profittevoli senza la necessità di fare ricorso a capitali esterni. Tra queste merita un posto d’onore JobRapido, la startup che raccolse solo qualche centinaio di migliaia di Euro, e che è stata venduta settimana scorsa a oltre 30 milioni di Euro. Ma non è un episodio isolato. Sempre in Italia c’è la splendida Balsamiq di Peldi che ha costruito con tanta pazienza e tenacia un business che cresce del 20% ogni anno e che fattura ormai oltre 9 milioni di Euro, così come in Blogo non avevamo ricevuto finanziamenti esterni per lo startup delle attività. 

Anche translated.net, una startup italiana che viaggia sottotraccia da anni e che fattura diversi milioni di euro, non ha fatto affidamento sui soldi dei Venture Capital ma è riuscita ad autofinanziarsi già dai primi mesi di vita. 

In America i casi di startup bootstrapped non sono pochi: si passa da GitHub (che fattura diversi milioni) a Threadless (40 milioni di fatturato), da Flippa (60 milioni di fatturato) fino a Mashable e TechCrunch. 

C’è poi un nuovo fenomeno che offre un’alternativa intelligente alle startup che hanno una buona idea ma non trovano la fiducia dei VC. Si chiama Kickstarter, è ormai conosciuta da molti e offre la possibilità di raccogliere fondi dai clienti finali che possono così supportare la realizzazione di un progetto. Negli ultimi giorni, ultimo in ordine di tempo tra gli eclatanti casi di successo della piattaforma, Kickstarter ha permesso a Pebble di raccogliere la bellezza di oltre 5 milioni di dollari da oltre 30.000 persone per finanziare la produzione di un orologio digitale con schermo e-paper, e io ovviamente non me lo sono lasciato sfuggire. Pebble è una startup incubata da YCombinator e che negli ultimi mesi non era riuscita a trovare finanziamenti da fondi di VC. 

La mia conclusione è quindi facilmente intuibile: viva ai modelli di business potenzialmente sostenibili dai primi giorni e abbasso la ricerca di fondi come obiettivo finale della propria iniziativa imprenditoriale. Amen.

E come sempre sono graditi i vostri commenti su Twitter (@magno).

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In Italia intanto

  • Il dailymail acquisice JobRapido in un'operazione da 30 milioni di Euro per una startup italiana che è riuscita ad affermarsi su scala globale dal primo giorno.
  • Interessante EverywhereRace, l'applicazione ancora solo per Android che permette di sfidare i propri amici in gare di corsa o bici a distanza.
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Forse non tutti sanno che

Prima del redesign del 2007, Facebook aveva un logo con una figura di un ragazzo stilizzato. Il volto che appariva nel logo era del cantante Peter Wolf.



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