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L'f-commerce e la potenza dei Trusted Friends

Ogni giorno la popolazione umana fa un utilizzo di Facebook pari a 45.000 anni. 

450 secoli concentrati in un solo giorno e in un solo strumento per mano dei 700 milioni di utilizzatori del social network di Zuckerberg non si limitano di certo più alla semplice ricerca di amici. Questa mole impressionante oltre a generare miliardi di foto e video condivisi, di like, di update, di applicazioni di ogni tipo, ha dato vita a un brulicante mercato di e-commerce in rapida espansione. 

L'f-commerce ogni giorno fa variare sensibilmente le vendite di tutti quei brand e aziende che hanno saputo cavalcare l'onda e sfruttare il social network in ogni sua sfaccettatura. 

C'è chi come Procter&Gamble ha venduto 1.000 pacchi di pannolini Pampers in 1 sola ora attraverso il proprio store su Facebook, messo in piedi proprio per fare product seeding e quindi promuovere nuove linee. Chi come Heinz ha creato un fan-shop per lanciare in anteprima articoli non ancora disponibili sul mercato, chi come Bulgari ha preferito la via del faux-shop e quindi di una semplice vetrina dove i fan possono condividere e premere like sui prodotti ma con un acquisto che si finalizza sul sito stesso dell'azienda produttrice, e infine chi come Delta Airlines o Asos ha creato un full-shop dove tutto avviene direttamente in Facebook, dalla vetrina, alla scelta del capo d'abbigliamento/viaggio fino all'acquisto tramite carta di credito. 

La cosa che però accomuna tutti e che rende potenti gli shop di qualsiasi brand è la fiducia che le persone nutrono nei propri amici, il che si traduce con i tasti "Mi Piace" e "Condividi". La formula è molto semplice: se una cosa piace a un mio amico potrebbe piacere anche a me e mi sento più motivato nel provarla. 

Secondo quanto ha dichiarato Levis il traffico proveniente da Facebook sul proprio sito da che è stato introdotto il bottone "Like" su jeans e altri prodotti è aumentato del 40%. Sempre restando nel mercato fashion American Eagle ha rilevato che gli utenti che arrivano sul proprio sito dal social network seguendo uno share o un like di un amico hanno una permanenza del 57% in più rispetto a quella degli acquirenti che provengono da altre fonti. 

Ma l'f-commerce non riguarda solo i marchi di moda: Tesco ha generato 2 milioni di sterline con i buoni che ha reso disponibili su Facebook per i propri fan, un altro modo intelligente di sfruttare la piattaforma per acquisire nuovi clienti e fidelizzarli. 

Diverso ma decisamente interessante anche l'effetto a catena che sta avvenendo sempre sul mostro di Zuckerberg nella vendita di ticket online di concerti, mostre e in generale degli eventi. Prendiamo ad esempio i dati rilasciati di recente da due note società: Ticket Master e Event Brite. Il primo ha dichiarato d'incassare mediamente 5,30 dollari a seguito di un link condiviso su Facebook che punti a un evento sulla propria piattaforma; dall'altro lato Event Brite con la stessa meccanica incassa 2,53 dollari e dichiara che da 24 like, 11 utenti arrivano sul proprio sito e 1 compra. 

Esiste poi un filone di nuove startup che a loro volta stanno cavalcando il fenomeno: dagli Stati Uniti si è già fatta strada Pavyment, la piattaforma usata da oltre 50.000 clienti per implementare soluzioni e-commerce all'interno di Facebook e che ha già raccolto 8 milioni di dollari di fondi. Un esempio italiano è invece Blomming, the social e-commerce, che da poco ha lanciato l'offerta per creare negozi virtuali all'interno del social network californiano. 

Nonostante questi dati impressionanti c'è però chi non crede nel futuro di Facebook come di una piattaforma di e-commerce destinata a diventare sempre più grande; in particolare la voce fuori dal coro arriva da un'analista di Forrester. Attraverso la ricerca rilasciata ad aprile, Sukarita Mulpuru sostiene che mediamente le aziende che aprono uno shop su Facebook non godono di alcun incremento nelle vendite e che nemmeno l'introduzione del tasto "Mi Piace" o "Condividi" è poi così efficace per la maggior parte dei marchi. Un punto di vista interessante, se non fosse che l'analisi è stata basata solo su una ventina di aziende per le quali non è stato specificato che tipo di metodo hanno utilizzato, che conoscenza hanno del mercato e dello strumento Facebook e soprattutto facilmente confutabile prendendo in esame altri 20 brand a caso. 

L'assunto dell'analista di Forrester "Vai su Facebook per trovare altre persone e non per cercare prodotti" è quindi facile da contraddire e decisamente anacronistico. Se agli inizi la piattaforma del giovane Zuckerberg nasceva con l'intenzione di far conoscere gli studenti di Harvard, poi si è allargata a tutto il mondo con milioni di persone che praticamente vivono su e attraverso Facebook per stare vicino a parenti lontani, per sentirsi parte di un gruppo di amici, per condividere interessi, per giocare con killer application come Farmville. Sono quindi arrivate le aziende che attraverso questo potentissimo mezzo aumentano quotidianamente la brand awarness del proprio marchio, ascoltano il sentiment dei propri fan e reclamizzano i propri prodotti. E infine, scivolando nel mondo pop, sono tantissime le star che fanno auto-promo, come dimostra quell'indiscusso genio del social marketing che si chiama Lady Gaga. 

Alla traballante ricerca di Forrester si contrappone immediatamente una previsione dell'antagonista IDC secondo la quale fra 3 anni il 10-15% delle spese online avverrà su FB. Amazon, tieniti forte.

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Forse non tutti sanno che

Mark Zuckerberg per ringraziare le persone che gli scrivono lettere personali ha una carta da lettera ad hoc con tanto di timbro in filigrana. Un pò kitsch e tanto cowboy: guardare per credere.



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