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Quando Apple stringe la cinghia, molte startup si trovano in difficoltà

Un ecosistema che potrebbe sembrare quasi perfetto: tante applicazioni, qualità mediamente molto alta, sviluppatori che riescono finalmente a monetizzare gli sforzi fatti e un parco di potenziali clienti in crescita vertiginosa e con un'alta propensione all'acquisto. Questo era l'AppStore prima dell'ultimo annuncio fatto da Apple: d'ora in poi qualsiasi abbonamento o contenuto a pagamento utilizzabile all'interno di un'applicazione per IOS dovrà essere acquistabile anche da dentro la app sfruttando il meccanismo dell'in-app-purchase. Una mossa che porterà sicuramente fatturati astronomici alla casa di Cupertino: editori di quotidiani e periodici che nell'ultimo anno hanno abbracciato la piattaforma iOS come l'unica capace di risollevare le sorti del loro settore si stanno ora ribellando alla nuova legge che rischia di limare non di poco la redditività dei loro prodotti. Se però il dazio da pagare per gli editori diretti è alto, ben altra situazione si trovano ad affrontare diverse startup che hanno puntato forte sull'ecosistema fondato da Apple. Non si sono fatte aspettare in questo senso le voci di Instapaper, Readability e Tynigrab Marco Arment, founder di Instapaper e lead developer di Tumblr http://www.marco.org/3437484678 Cosa succede per le app che offrono un servizio premium legato all'account? Se compro il servizio aggiuntivo dal sito dovrò comprarlo obbligatoriamente anche dall'applicazione via in-app purchase? E' il caso di moltissime applicazioni tra cui Dropbox, Evernote, 37signals. Iniziano già i segnali di instabilità in alcune startup. Tinygrab, con la sua app che se in possesso di un account a pagamento, sblocca alcune funzionalità viola l'articolo: “Apps that unlock or enable additional features or functionality with mechanisms other than the App Store, except as approved in section 11.13, will be rejected”" ma soprattutto: “Apps using IAP to purchase physical goods or goods and services used outside of the application will be rejected” In due parole significa non permettere di far acquistare un upgrade utilizzabile anche sul sito web dall'interno della app. E così Tinygrab si trova a http://blog.tinygrab.com/2011/02/21/tinygrab-apples-app-stores/ non poter lanciare l'applicazione sul Mac Appstore e a bloccare qualsiasi aggiornamento alla app per iPhone, senza dimenticare che avrà tempo fino a fine giugno per aggiornare o ritirare l'applicazione dallo store. A poco è servito per chiarire la situazione il messaggio mandato via e-mail da Steve Jobs a un utente: "We created subscriptions for publishing apps, not SaaS apps. ?Sent from my iPhone" Readibility, la app che sfrutta la tecnologia rilasciata l'anno scorso che permette di snellire il CSS di qualsiasi sito editoriale e blog per renderne più leggera la lettura, si è già vista rifiutare l'applicazione da Apple. Il meccanismo di revenue studiato da Readability è molto semplice ma anche impossibile da applicare con le nuove policy di Apple IAP: all'editore di cui l'utente sta visualizzando il contenuto va il 70% mentre a Readability resta il 30%. Un meccanismo che tolto il 30% di commissioni di Apple non può proprio reggere. E così il fondatore di Readability si scatena contro Apple in un post molto secco: http://blog.readability.com/2011/02/an-open-letter-to-apple/ Non fosse che solo qualche giorno prima, il 7 febbraio, proprio Readability ci scriveva in modo molto duro chiedendoci di cambiare il nome della nostra applicazione "Readability Browser" dall'AppStore. "If you don’t change the name, we will ask Apple to take the app down due to brand confusion.". Evidentemente si stavano scaldando per il rilascio, poi mai avvenuto, dell'applicazione ufficiale Readability per iPhone. Spostandoci dalle app che offrono servizi SaaS al mercato degli E-book le cose non vanno molto meglio. Le nuove policy di Apple per gli acquisti in-app-purchase http://futurebook.net/content/official-apple-locks-down-kindle-app obbligano Amazon, B&N, Kobo e tanti altri a riservare il 30% dei ricavi al colosso di Cupertino. Un margine che non può reggere visto che la maggior parte di queste aziende paga forti commissioni ai titolari dei contenuti. Jim Dovey, specialista della piattaforma Apple in Kobo, si scatena sul suo blog personale: http://quatermain.tumblr.com/post/3345687143/why-are-vendors-annoyed-by-this-iap-thing Dagli e-book alle app di streaming musicale la musica non cambia. Spotify, proprio nei mesi vicini alla IPO si trova con una bella gatta da pelare. Se già fanno fatica a sostenere gli accordi di revenue share con gli editori, come faranno a non crollare sotto il 30% di commissione richiesto ora da Apple? E la storia non finisce qui, la Federal Commission statunitense, così come la Commissione Europea, sono già al lavoro (anche se un'inchiesta non è ancora aperta) per capire se le nuove politiche commerciali di Apple siano in contrasto con le leggi della libera concorrenza. Ne vedremo delle belle ma intanto torna il buio sulle politiche chiuse di Apple, AppStore e iOS. http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2011/02/18/AR2011021807540.html

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