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Quando i grandi tremano, i piccoli iniziano a ballare


Dopo anni di cambi della guardia e di carenza di strategia e visione, Yahoo! stringe la cinghia e taglia quasi il 10% della sua forza lavoro (ben 2000 dipendenti per un risparmio annuo di 375 milioni di dollari). 

Come nella miglior tradizione americana il licenziamento è avvenuto tramite una lettera mandata dal CEO per comunicare i piani di ristrutturazione dell’azienda: 

Today, we will begin the process of informing employees about these changes. As part of that effort, approximately 2,000 people will be notified of job elimination or a phased transition. We value our people and for those who will be leaving, we thank you for all you have contributed to Yahoo!. We will treat all of our people with dignity and respect, providing resources to help manage through their transition.

Una mossa che non sorprende se consideriamo gli ultimi quattro anni nei quali 3 diversi amministratori delegati avevano fatto riduzioni drastiche alla forza lavoro con 6 pesanti interventi. 

Anche per Microsoft la situazione non è propriamente rosea visto che un paio di mesi fa ha tagliato un centinaio di persone e senza dimenticare che nel 2009 furono licenziati ben 5.000 altri dipendenti.

Yahoo! e Microsoft non sono le sole tra le grandi che accusano appannamento nella visione e numeri poco promettenti. Groupon ad esempio - la star che venne glorificata dai media di tutto il mondo l’anno scorso quando dichiarò di essere il business con la crescita più rapida di sempre - non è certamente messa meglio. Su una delle prime edizioni di wikli avevo già espresso i miei dubbi sulla sostenibilità nel lungo periodo del modello di business e solo pochi giorni fa la società ha dovuto dichiarare di aver comunicato dati errati (e di ben 22 milioni) sugli utili dell’ultimo trimestre del 2011. Un modello che più passano i giorni e più vacilla.

A far compagnia agli sgangherati giganti del settore c’è anche Google che negli ultimi anni, pur con ricavi e utili in grande crescita, fatica a trovare una nuova direzione e sul social non riesce a tenere fronte alla potenza distruttiva di Facebook. Il cambio di guardia tra Eric Schmidt e Larry Page avvenuto esattamente un anno fa e di cui ha scritto un bel pezzo Steven Levy su Wired ha sicuramente dato nuova linfa e se non altro sta provando a togliere un pò di appannamento.

E in Italia? Situazione critica anche da noi dove siamo ancora incastrati fra i grandi gruppi che faticano a inventarsi un futuro e continuano a sfruttare i precari pagandoli con una pagnotta e due righe sul CV. 

Qui le opportunità per creare valore con nuove aziende sono enormi, basterebbe solo che i giovani dimenticassero per un attimo di voler creare l’ennesimo social network e si concentrassero di più su modelli di startup che risolvono realmente un problema e per cui gli utenti sono disposti a pagare qualche euro. SaaS, e-commerce, subscription e cloud sono le parole chiave da appuntarsi. 

Ma ora un po’ d’ottimismo: tornando oltreoceano, se i colossi del web iniziano a faticare e i gruppi storici non riescono a reinventarsi, tutt’altra aria si respira nel mondo delle giovani startup digitali dove la ricerca di talenti è all’ordine del giorno di qualsiasi CDA. Non è infatti un segreto che i giovani sviluppatori in gamba siano ormai una rarità e che eventi come il licenziamento di massa effettuato da Yahoo! possano scatenare tweet e retweet al limite della furbizia e decenza come quello di DaveMcClure di pochi giorni fa:

Laid off from @Yahoo today? Come work 4 @AppStack, a @GoogleVentures +@TomorrowVC + @500 portfolio company. We're hiring!

I grandi traballano e le opportunità per le startup aumentano. Voi che idea di business avete? Parliamone su twitter (@magno).


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In Italia intanto

  • C'è tempo fino al 30 Aprile per inviare il proprio business plan all'European ICT Challenge.
  • Un uccellino mi racconta che Naspers, il colosso attivo nei classifieds e nell'editoria online, ha acquisito il controllo di Trovaprezzi. Un'ottima news per il sistema quando gli stranieri vengono a comprare in Italia.
  • Principia office hours: il 16 Aprile Principia sarà a Roma con una nuova formula. 10 startup, 2 minuti a testa per spiegare senza slide il prodotto e 10 minuti di domande e consigli da parte del team di investimento.
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Forse non tutti sanno che

Una dichiarazione di qualche giorno fa del CEO di Asos, il colosso attivo nell'e-commerce di abbigliamento che mi ha lasciato di stucco:

"I've never been to Australia but we do £100m business there"



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